La storia della pillola RU 486
Scoperta in Francia nel 1980, dove è in vendita dal 1988. Si tratta di mifepristone, uno steroide sintetico. Provoca l'aborto nei primi due mesi di gravidanza
Pubblicato il 30/07/09 da ApCom in Cronaca|
Cos'è
E' una pillola abortiva, la cui assunzione provoca un'interruzione di gravidanza. Il nome deriva dalle iniziali del laboratorio dove nacque seguito dal numero della molecola di mifepristone. Attualmente viene prodotto dall'azienda francese Exelgyn.
La differenza con la pillola del giorno dopo
Deve essere distinta della Norlevo, la "pillola del giorno dopo", quest'ultima impedisce l'attecchimento dell'uovo nell'utero, mentre la RU 486 agisce sull'uovo già fecondato. Fra gli effetti secondari indesiderati emorragie, dolori addominali, nausea, vomito e febbre.
La Storia
Scoperta nel 1980 dal francese Étienne-Émile Baulieu mentre lavorava su alcuni derivati del progesterone nei laboratori di Roussel-Uclaf. Viene inizialmente chiamata RU-38486, poi abbrevviato in RU-486. Viene sperimentato a partire dagli anni '80 come unica alternativa all'aborto per aspirazione. A partire dal 1988 la pillola è commercializzata in Francia, il primo Paese a venderla, con il nome di Mifégyne e viene usata in combinazione con le prostaglandine. Il 26 ottobre dello stesso anno il laboratorio Roussel Ulaf affermò che avrebbe ritirato il prodotto dal mercato, ma dietro pressanti polemiche del governo, la distribuzione viene ripresa. Attualmente è utilizzata nel 30% delle interruzioni di gravidanza. Nel 1991 inizia la vendita del farmaco in Regno Unito e nel 2000 è arrivato anche negli Stati Uniti con il nome di Mifeprex. Nel 1999 in Italia si autorizza l'uso solo limitato alla cura della sindrome di Cushing.
In Italia
Nel 2002 il Comitato Etico della Regione aveva approvato un progetto di sperimentazione del mifepristone, in base alla Legge 194 del 22 maggio 1978, ma era stato subito bloccato dall'allora ministro della Salute Girolamo Sirchia. Contro le leggi restrittive, l'organizzazione Women on Waves aveva noleggiato navi con un'unità medica a bordo, per rendere possibile l'aborto con la Ru 486 in acque internazionali dopo avere accolto le donne che scelgono di interrompere la gravidanza.
Nel settembre del 2005, dopo lungaggini burocratiche, un progetto aveva preso il via all'Ospedale Sant'Anna di Torino a opera del ginecologo Silvio Viale, che difendeva sulla stampa e in alcune trasmissioni televisive il diritto alla sperimentazione. Era nato un intenso dibattito tra la giunta regionale e il ministero della Salute presieduto da Francesco Storace, che aveva inviato un'ispezione considerando illegale l'inizio della sperimentazione senza l'autorizzazione del ministero. In novembre era ripreso lo studio, a condizione che le donne restassero ricoverate per un periodo minimo di tre giorni, e intanto partirono sperimentazioni anche in Liguria, Toscana, Emilia-Romagna e dal 2006 in Puglia. A Milano nell'Ospedale Buzzi era partita una sperimentazione che prevedeva l'utilizzo del metotressato al posto dell'RU 486.
Contemporaneamente a Milano e a Torino la magistratura aveva avviato delle indagini ipotizzando una violazione della legge 194. Nel capoluogo lombardo l'indagine venne archiviata, mentre a Torino fu sospeso lo studio nel settembre 2006. Nel giugno 2007 l'ente europeo per il controllo sui farmaci (EMEA) aveva approvato l'uso del mifepristone e ne aveva ribadito la sicurezza, autorizzandone l'uso anche in caso di "preparazione" del collo dell'utero all'aborto chirurgico. In novembre veniva trasmessa al ministero della Salute italiano la documentazione per la procedura di mutuo riconoscimento, per registrare il farmaco anche in Italia sulla base delle norme comunitarie, ma il ministro Livia Turco bloccò ancora la procedura chiedendo al Consiglio superiore di sanità di «formulare un parere nel pieno rispetto della legge 194». Anche il Papa Benedetto XVI era intervenuto invocando l'obiezione di coscienza da parte dei farmacisti per impedire la distribuzione del prodotto.
Nel 2007 la Exelgyn aveva chiesto all'Aifa (Agenzia italiana del farmarco) di registrare la RU 486 per mutuo riconoscimento. Il 26 febbraio del 2008 era arrivato il parere favorevole per il commercio del farmaco. Il 18 giugno la Commissione prezzi aveva stabilito il costo per le confezioni da una da tre compresse. (Apcom)










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