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Nucleare in Italia, entro l'anno la localizzazione delle centrali

Il governo deve individuare i criteri per la scelta dei siti. Ed è disposto a pagare per ridurre il rischio "Nimby". Ma c'è anche chi è disposto ad accogliere gli impianti

Pubblicato il 20/06/08 in Cronaca|TAG: centrali nucleari, localizzazione, nimby

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La questione non sarà più "nucleare sì o nucleare no", ma "nucleare dove". Per il governo il dado è tratto: il ritorno alla produzione di energia elettrica con impianti nucleari sembra ormai certo. I referendum nei quali l'80% degli italiani si disse contrario al nucleare sono ormai roba vecchia e l'attuale esecutivo non sente più le mani legate da quei risultati. Passa quindi alla fase successiva: dove costruire le nuove centrali. E così nella manovra appena varata stabilisce che entro il 31 dicembre di quest'anno dovranno essere individuati con decreto i criteri di localizzazione degli impianti di produzione e quelli di stoccaggio delle scorie.

Effetto "Nimby"
Individuare i criteri significa in pratica trovare i siti delle nuove centrali. Una scelta che, com'è facile immaginare, non sarà una passeggiata. Se è difficile convincere un comune ad accettare nel proprio territorio una banale discarica di rifiuti urbani, figuriamoci una centrale nucleare. Sarà anche vero, come sostengono gli esponenti della maggioranza, che "in Italia non c'è più una pregiudiziale antinuclearista", ma questo non significa che gli italiani accetteranno di buon grado un reattore vicino a casa.

E' un fenomeno conosciuto da tempo: si chiama Nimby, che sta per not in my backyard, non nel mio giardino. In questo caso significa: va bene la scelta nucleare purché le centrali stiano da un'altra parte. Il governo - evidentemente non così certo della ritrovata fede nuclearista della nazione - cerca di attutire la reazione prevedendo anche delle "misure compensative minime da corrispondere alle popolazioni interessate". In altre parole, disponibilità in cambio di denaro.

I siti possibili
A rigor di logica (e di diritto), l'individuazione dei siti dovrebbe avvenire una volta che sono definiti i criteri generali per la localizzazione. Almeno formalmente, è l'unico modo per contrastare le prevedibili proteste locali. Ma è naturale che i primi a essere allarmati sono i comuni che le centrali le hanno già avute, sebbene ora siano spente da vent'anni. E' sull'impianto di Caorso (PC), il più potente di tutti e ultimo a fermarsi nel 1990, e su quelli di Trino Vercellese (VC), Latina e Sessa Aurunca (CE) che si punta l'attenzione. Ma rientrano in gioco anche altre ipotesi già avanzate a suo tempo e poi bloccate con l'abrogazione del nucleare in Italia: al nord  (Viadana in provincia di Mantova) come al sud (Avetrana in provincia di Taranto e Carovigno in provincia di Brindisi).

Centrale sul Ticino?
C'è dunque da aspettarsi che il governo non avrà la strada spianata e che i comitati "no-nuke" (e si potrebbe aggiungere "here", qui) nasceranno come funghi. Ma anche su un tema da battaglia come questo le eccezioni non mancano. E' il caso del sindaco di Vigevano che, intervistato dal Sole 24 Ore, ha dichiarato: "Non mi sono certo proposto ma sono possibilista e in linea di principio sono sempre stato favorevole al nucleare. Non voglio essere io a dire sì al nucleare, ma solo a casa d'altri. Se chi farà le valutazioni d'impatto ambientale dovesse individuare questa come area compatibile, sono disposto a sedermi a un tavolo". A prescindere dalla posizione che si può avere sul tema, bisogna riconoscergli una certa coerenza istituzionale. (A.D.M.)
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