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Morti bianche: organici degli ispettori insufficienti, anche per colpa dei sindacati

Il problema non sono le leggi ma il numero inadeguato di ispettori. Anche i sindacati hanno la loro parte, denunciano Tito Boeri e Pietro Ichino

10/12/2007

Le leggi non mancano: la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro è stata recentemente perfezionata con il Testo Unico approvato dal Parlamento ad agosto, allineandosi scrupolosamente agli standard comunitari, considerati i migliori su scala mondiale.

Ma le tragedie continuano. Il lugubre bollettino conta, in Italia, 984 morti sul lavoro dall’inizio del 2007, nel 2006 le vittime per incidenti furono 1.302, con un incremento del 2,2% rispetto all’anno precedente. Ogni giorno, in media, nel nostro paese perdono la vita sul lavoro "almeno" 4 persone. L’avverbio è d’obbligo dal momento che in un settore come quello edile, dove il tasso di lavoro in nero è altissimo, gran parte di quel che accade sfugge all'ufficialità.

Schiacciati, folgorati, precipitati, travolti, o arsi vivi come torce umane, come è accaduto nell'impianto della Thyssen Krupp di Torino.

Il problema non risiede nell’inadeguatezza delle leggi ma nei controlli sull’applicazione delle stesse, soprattutto nella vasta area dell’economia sommersa.

A novembre il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ha presentato i dati relativi alle ispezioni nei cantieri edili nel periodo che va dal 12 agosto al 31 ottobre. Su 4.391 cantieri visitati, il 56,2% erano irregolari. I controlli si sono intensificati crescendo rispetto allo scorso anno del 35% circa. Un impegno che ha dato i suoi frutti, permettendo l'emissione di oltre 2.800 provvedimenti di chiusura di imprese che occupavano almeno il 20 per cento della manodopera in nero (con il recupero di oltre 60 milioni di contributi previdenziali).

Ma non basta, a gennaio arriveranno anche 300 nuovi ispettori del Lavoro che si affiancheranno agli oltre mille assunti nell'ultimo anno. Tutti destinati a uscire dagli uffici e a setacciare il territorio, insieme ai carabinieri e agli ispettori delle Asl.
Un corpo ispettori che è stato fino a oggi numericamente impotente di fronte alla situazione italiana, in cui la cultura della sicurezza sul lavoro in certi settori è pressoché inesistente.

Su questo argomento, Tito Boeri e Pietro Ichino sono intervenuti sulle pagine de La Voce.info, denunciando il comportamento incongruente da parte dei sindacati: è facile cadere oggi  nella retorica delle morti bianche ma «se il sindacato non si fosse opposto a suo tempo alla riconversione del personale del collocamento, avremmo ora un corpo di ispettori del lavoro in grado di effettuare molti più controlli».
«Quando, dieci anni or sono» spiegano i due professionisti, «in ossequio a una sentenza della Corte di giustizia europea, la legge Treu ha abolito il monopolio statale dei servizi di collocamento, è stata subito rilevata la sovrabbondanza degli organici addetti ai vecchi uffici di collocamento – circa ottomila impiegati – e l’opportunità di un trasferimento di gran parte di essi agli ispettorati del lavoro, i cui organici erano già gravemente insufficienti (allora circa 1500 ispettori sull’intero territorio nazionale)». «Se questo non è avvenuto, lo si deve alla paralisi di quel potere di trasferimento, che la legge attribuisce al management pubblico».


Sicurezza e lavoro: emergenza "morti bianche", che fare?

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