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"Fuori Orario": denuncia durissima e documentata del disastro Fs

Il libro inchesta su Trenitalia di Claudio Gatti, inviato a New York del "Sole 24 Ore"

Pubblicato in Cronaca|TAG: fuori orario, fs, claudio gatti, ferrovie, treni

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INTERVISTA A CLAUDIO GATTI 

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Treni fermi per ghiaccio, caos annunciato o si poteva evitare?

L'autore del libro, sui disagi delle ferrovie causati dal maltempo

"Da testimonianze e documenti riservati le prove del disastro Fs". E' il sottotitolo a chiarire fin dalla copertina la materia scottante di cui tratta il libro "Fuori orario" di Claudio Gatti, inviato del Sole 24 Ore a New York, pubblicato in questi giorni da Chiarelettere. Un viaggio allucinante dietro le quinte di un'azienda che, almeno apparentemente, sta raccogliendo i frutti di un processo di rinnovamento ed espansione strategica e festeggia il lancio della linea ad alta velocità. "Negli ultimi cinque anni - scrive Gatti - lo stato ha finanziato le Fs a una media di circa sei miliardi di euro all'anno. Il che vuol dire che, senza saperlo, 22 milioni di famiglie italiane stanno di fatto da anni pagando una sorta di 'canone Fs' di ben 273 euro all'anno. Oltre il doppio di quello della Rai". Una sorta di tassa che i cittadini potrebbero anche essere in qualche modo felici di pagare, non però a fronte di una situazione che vede "un quadro allarmante frutto di disorganizzazione, sbagli, truffe, ruberie ripetute per anni e che continuano nonostante le severe denunce della Corte dei Conti".

Dal suo osservatorio americano, che certamente aiuta ad avere una valutazione più neutrale, Gatti pone una domanda essenziale: "L'Italia non è la Svizzera e non ci si può aspettare che le Fs siano efficienti come le Sbb. Ma perché no?". Il punto è cruciale, anche perché Gatti vede nel destino delle nostre Ferrovie quello dell'intero Paese, e sembra corrispondere a una tragica autolimitazione italiana che storicamente è stata foriera solo di insuccessi e assistenzialismo. E altrettanto diffuse sono le colpe di questa situazione: certo, l'azienda ne è responsabile in primis, ma lo sfacelo - documentato dal giornalista con prove e testimonianze dirette - è figlio di una "cultura dell'assalto alla diligenza statale. Da parte di tutti: dipendenti, dirigenti, politici, imprenditori, sindacati. E persino degli utenti".
Insomma, siamo tutti coinvolti, e nessuno ci fa una grande figura.

Il libro è ricco di spunti e situazioni, sfogliandolo a volo d'uccello ci si può soffermare sulle pagine che parlano dei ritardi. Mauro Moretti, ad di Ferrovie dello Stato, nel settembre 2008 ha dichiarato che "già oggi i nostri Eurostar viaggiano con una puntualità equivalente a quella francese e a quella tedesca.
Ma, spiega Gatti, rispetto agli altri Paesi in Italia "non si usano gli stessi standard" di calcolo. "Per gli Eurostar, gli Intercity e gli altri treni a lunga percorrenza si applica quello che si potrebbe definire 'il quarto d'ora accademico' che concede alle Fs un margine di tempo extra, tre volte superiore a quello di francesi e tedeschi". "Ho scoperto - aggiunge il giornalista - che nel 2008 la media annuale della puntualità entro i cinque minuti degli Eurostar è stata un patetico 64 per cento. Cioè 31 punti in meno della Svizzera, 26 in meno della Germania e 18 della Francia. Alla faccia della puntualità equivalente".

Investimenti finiti in un calderone di malcostume, aumenti di tariffe, aziende di pulizia che vengono scelte con criteri quantomeno opinabili e che poi non puliscono, e infine anche la piaga diffusissima del vandalismo e del viaggio senza biglietto.
Senza dimenticare anche il ruolo di certi sindacalisti che, nell'analisi di Gatti, finiscono poi per rimanere collusi con le inadempienze. E la triste conclusione è che "oggi si sta correndo il rischio di un 'progressivo declino dell'impresa ex monopolista nazionale, relegata nella gestione di servizi assistiti di bassa qualità'. Non lo dico io. Lo afferma lo stesso Mauro Moretti nel suo Piano industriale". (Apcom)

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