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Ti manca Fido? Niente paura: c'è chi lo clona per te

Una donna californiana ha fatto replicare il suo amato pitbull in un laboratorio della Corea del Sud. Illusione di sconfiggere la morte o conforto in un periodo di lutto? Di' la tua

Pubblicato il 06/08/08 in Cronaca|TAG: clonazione, pitbull, cane, corea del sud, genetica

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Pitbull clonati, ecco le immagini
Clonazione: una questione controversa e problematica dal punto di vista etico, una gallina dalle uova d’oro sotto il profilo commerciale. Lo sanno bene gli scienziati che da anni guadagnano cifre da capogiro rimpiazzando i compianti amici a 4 zampe di padroni danarosi e inconsolabili. L’ultimo caso si è verificato in Corea del Sud. La 57enne californiana Bernann McKinney ha venduto addirittura la casa per realizzare il suo sogno: clonare l'adorato pitbull che per anni era stato al suo fianco. Un laboratorio sudcoreano le ha regalato cinque copie perfette del rimpianto Booger, morto due anni fa. Ma solo 3 cuccioli resteranno con lei: gli altri saranno utilizzati per successivi test di laboratorio.
Guarda le foto e il video dei cuccioli.

Si è così conclusa con successo la prima clonazione “a fini commerciali” di un cane. Estasiata la padrona, che ha sborsato per l’operazione 50mila dollari. “È un miracolo per me - ha detto la donna alla stampa - perché sono tornata a sorridere ancora, a sentirmi ancor viva. Ho dovuto fare sacrifici e sogno il giorno in cui tutti potranno permettersi un clone del proprio animale, perché perdere il proprio beniamino è terribile”.

I replicanti sono in tutto e per tutto uguale all’originale, ma solo sotto il profilo genetico. Non aspettatevi quindi che il vostro cane clonato vi riporti la pallina se non avete dedicato del tempo a insegnarglielo. E tenete conto che traumi e situazioni contingenti potrebbero sempre portare a personalità diverse da quella originale.

Ma non è l’unica incognita dell’operazione. “L’indice di fallimento per gli esperimenti di clonazione rimane altissimo – ha affermato Michela Kuan, responsabile del settore vivisezione della Lav - quindi anche in questo caso l'esperimento prevede lo sfruttamento e la sofferenza di animali che vengono usati come bacini di produzione di copie. Inoltre l'essere vivente è il frutto di varie componenti e quella genetica ne rappresenta al massimo il 50%. È impensabile riportare in vita un individuo deceduto perché è unico”.

Gli animalisti della Lav sottolineano inoltre che l'esperimento dei ricercatori sud coreani è tanto più grave e inaccettabile “se si considerano i molti milioni di cani randagi”, i numerosi abbandoni e i “canili di tutto il mondo stipati all'inverosimile”. “Scegliere di adottare uno di questi animali - sottolineano gli attivisti della Lav - è il migliore gesto possibile anche in memoria dell'eventuale amico a quattro zampe deceduto”.
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