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IoReporter, Marco Montemagno spiega il giornalismo di tutti

Successi, idee, prospettive e rischi del citizen journalism

Pubblicato il 18/06/10 in Cronaca|TAG: citizen journalism, marco montemagno, ioreporter, ioreporter award

Marco Montemagno 190
Marco Montemagno

come funziona 

Una nuova cultura di partecipazione cittadina al mondo dell'informazione si sta rapidamente diffondendo. Si chiama citizien journalism o giornalismo partecipativo.
Una rivoluzione dicono alcuni, paragonabile a una riforma agraria che redistribuisce la terra a chi la lavora togliendola ai latifondisti dell'informazione. Un mondo caotico dove trionfano inaffidabilità e contenuti a basso profilo.
Piaccia o no, si tratta di un processo inarrestabile, portatore di un'inedita biodiversità informativa. Ne abbiamo parlato con Marco Montemagno, imprenditore del web prestato alla comunicazione, per dirlo con parole sue (fu cofondatore e Ceo di Blogosfere), consuma quotidianamente 'pane e internet' e conduce "IoReporter" la trasmissione in onda su SkyTG24.

Come sta evolvendo il citizien journalism in Italia e che spazi di crescita ci sono?
Innanzitutto è interessante notare come le piattaforme oggi a disposizione sono spesso tecnologie prestate al mondo dell'informazione, ma concepite per scopi diversi (basti pensare ai blog o a internet stesso). Il loro utilizzo è in piena crescita ma siamo ancora agli inizi per quanto riguarda lo sfruttamento delle loro potenzialità nella produzione di contenuti per l'informazione.
In Italia potenzialità sono ottime: dall'ultima indagine Nielsen risulta che l'Italia è uno dei paesi dove l'uso e la frequentazione dei social network è più diffuso, l'Italia a guida la classifica modiale degli utenti attivi su Facebook. Se a questo aggiungiamo la penetrazione dei mobile - e l'informazione in movimento è il futuro, basti pensare che ormai Google sviluppa prima per i mobile poi per il web - abbiamo le premesse per grandi sviluppi.

Il futuro è mobile, dunque?
Assolutamente. Chi è interessato a svolgere un'attività di giornalismo diffuso avrà ad esempio uno strumento video connesso alla rete, deve essere in grado di inviare notizie e filmati dai luoghi più disparati. Il fenomeno non si contrappone all'informazione prodotta da editori professionisti ma è complementare ad essa. Prendiamo il caso dei Mondiali in Sudafrica: esiste la kermesse ufficiale, che ruota intorno alle partite, alla quale si affianca una vasta produzione di contenuti UGC (user generated content), forniti da chi ha accesso a fonti dirette in Sudafrica, che ci offrono una realtà diversa. Entrambi i filoni sono complementari. 

Il futuro dell'informazione dal Sud del mondo e da altri luoghi dimenticati dai big media è nel giornalismo partecipativo?
Sicuramente ricopre un ruolo importantissimo. Gli esempi in quest'ambito sono numerosi. Basti pensare a Global Voices che con i suoi blogger disseminati in tutto il mondo dà voce a realtà che vengono abitualmente emarginate dall'informazione mainstream. Ci sono gli Smart Mobs teorizzati da Howard Rheingold, nuove moltitudini con accesso alle tecnologie wireless, che determinano nuove possibilità di interazione. L'importanza sociale dell'applicazione di queste tecnologie è indiscutibile. Lo ha capito Nicholas Negroponte quando ha deciso di promuovere il progetto One Laptop per Child, per dare ai bambini dei Paesi in via di sviluppo di un pc che permetta loro di "connettersi" al resto del mondo.

Quali sono le principali criticità del citizen journalism?
Anche gli editori oggi hanno capito che occorre puntare sull'Ugc e internet diventa una fonte di informazioni sempre più privilegiata. Ma gli esponenti dei media tradizionali continuano a sollevare questioni relative all'affidabilità dei contenuti diffusi dal basso. Si tratta a mio avviso di un falso problema. Sicuramente è necessario un filtro per capire chi è più o meno affidabile, ma si dimentica che è la rete stessa a offrire gli strumenti per verificare la notizia: chi ha registrato il dominio di un sito, quanti utenti ha il blog e da chi è seguito, che credibilità si è costruito l'autore... Occorre una cultura della rete che purtroppo in Italia è ancora bassa, e rischia di compromettere l'affidabilità del contenuto.

Come educare una generazione "internet consapevole"?
Bisogna sensibilizzare le persone sulle opportunità che offre la rete. Non credo tanto alle lezioni di tecnologia ma piuttosto a quelle sui vantaggi che l'utilizzo delle tecnologie possono recare nella vita quotidiana delle persone. E' un po' quello che cerchiamo di fare con Codice Internet [codiceinternet.it], un progetto che ho ideato insieme a Marco Antonio Masieri per diffondere la Rete e la cultura del web alle persone.

I contributi editoriali sui modelli partecipativi sembra debbano essere gratis per definizione, mentre molte testate online di news stanno prendendo la via della registrazione a pagamento. Ha senso questo modello di business?
Personalmente non pagherei mai per leggere gli aticoli di un quotidiano cartaceo, online. Ma se trovo nel sito del valore aggiunto, allora sono disposto a versare un contributo. Adesso stanno nascendo nuovi  strumenti di microfunding che permettono di raccogliere anche piccole somme molto facilmente. Un modello interessante è quello sviluppato da Spot Us, il sito di giornalismo investigativo finanziato direttamente dai lettori; il suo trend è in crescita perché incontra un crescente numero di utenti disposti a finanziare le inchieste, che magari altre testate non svolgono più.

Smart mobs, microfunding, reporter diffusi... Cosa c'è da aspettarsi dal prossimo futuro?
Cambiamenti grossi e rapidi, anche perché il tempo di diffusione e penetrazione delle tecnologie è sempre più veloce. Maggiori informazioni, video, immagini prodotti ci offriranno prospettive diverse sul medesimo evento, contribuendo alla creazione di un unico, grande mosaico. (E' un po' come l'effetto che vorrebbe realizzare Photosynth, l'applicazione microsoft che ricostruisce una scena 3D, all'interno della quale è possibile muoversi, partendo da una raccolta di immagini). D'altro canto sarà richiesta dall'utente maggiore abilità nella valutazione dei filtri da utilizzare nel recupero delle notizie. Il rischio del successo di modelli di citizen journalism sono gli interventi di censura o blocchi nell'accesso a internet da parte di governi che intendono limitare la libertà di espressione e di informazione dei cittadini.

Quale consiglio daresti ai giovani che vogliono sviluppare un'esperienza nell'ambito del giornalismo partecipativo?
Innanzitutto, esserci. Essere online, aprire un blog, coltivare la propria presenza nel mondo dei social network... Essere attivi sulla rete mette in contatto con infinite "tribù", basta trovarne una di riferimento e cercare dei 'fan' veri che sostengano le proprie proposte. Consiglio di trovare delle nicchie, argomenti precisi da svilupapre; minima estensione del soggetto, massima competenza, perché più sei 'verticale' più sei premiato dai motori di ricerca. Consiglierei...

...di partecipare a IoReporter Award, il contest lanciato da IoReporter e Virgilio, che premia i migliori video di informazione e di inchiesta presenti in rete?
Certamente! La sinergia tra un portale e una trasmissione televisiva è importante perché in grado di coinvolgere pubblici diversi, da media diversi. Si, crea contaminazione, un'altra parola chiave nel vocabolario della comunicazione diffusa.
(laura ferrari)

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