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Rivoluzionario come bere un bicchier d'acqua. Del rubinetto

La campagna per l'acqua del rubinetto al bar raccoglie migliaia di adesioni.
E i produttori di acqua minerale reagiscono

25/10/2007
Il rubinetto è più controllato

Ma l'acqua minerale non vi piace?


Non è questo il punto. L'acqua minerale resta buona, ma non deve sostituire quella del rubinetto se non in casi molto particolari, specifici problemi di salute (ad esempio l'intolleranza ad acque troppo calcaree) o quando l'acqua dell'acquedotto non viene sottoposta ai dovuti controlli. Ma si tratta di eccezioni, perché normalmente il controllo sanitario sull'acquedotto è molto maggiore di quello sulle fonti di acqua minerale. Quindi la regola è che l'acqua di rubinetto è buona e può esser bevuta dalla maggior parte delle persone.

E' una battaglia di principio...

Non solo. Le aziende imbottigliatrici stanno cercando di trasformare l'acqua in una bevanda, cioè in un prodotto. Ma l'acqua non è un prodotto, come l'aria che respiriamo non è un profumo. Regolamentare la pubblicità dell'acqua significa non trasformarla in merce, e già questo sarebbe sufficiente a giustificare una campagna del genere. Ma ci sono anche altri problemi legati al consumo di acque minerali. Primo l'impatto ambientale: ci sono migliaia di Tir carichi di bottiglie di plastica che girano per l'Italia senza senso, per cui io a Milano bevo l'acqua del Vulture che sta in Basilicata e a Napoli bevono la S. Anna di Cuneo. Sul nostro sito c'è la mappa con le distanze percorse.
L'altro problema è quello legato alle concessioni. Queste aziende possono estrarre acqua che appartiene al demanio pagando un canone ridicolo alle regioni. In 13 regioni su 20 si paga solo l'affitto del terreno, una cifra irrisoria. Nelle altre 7 si paga in base alla quantità di acqua estratta ma in Veneto, che è la regione dove si paga di più, si arriva a 3 euro per metro cubo d'acqua, che significa 0,003 euro al litro. Se si pensa a quanto costa una bottiglia... Loro non vendono acqua, vendono la pubblicità. Costa di più la colla che c'è dietro le etichette. Noi stiamo svendendo e ricomprandoci un bene che ci appartiene. E' come se mettessi in bottiglia l'aria di montagna.

Insomma, più è indifferenziato il prodotto che vendi più devi investire in pubblicità.

Esattamente. E loro quello vendono: vendono un immaginario, non un prodotto, perché la maggior parte dei consumatori non è in grado di distinguere un'acqua dall'altra.

Chi la dà e chi non la dà

Quella del consumo critico resta ancora una sensibilità di nicchia. La vostra iniziativa ha qualche possibilità allargare la riflessione sui nostri consumi?


Noi pensiamo di sì. Soprattutto la campagna Imbrocchiamola che invita a chiedere acqua del rubinetto quando si va al bar o al ristorante perché non c'è nessuna norma che vieta agli esercizi pubblici di servirla, come invece spesso ti senti dire dagli esercenti. Sul nostro sito c'è la possibilità di segnalare i locali che lo fanno e quelli che non lo fanno, e sono già 345 le segnalazioni.

Un elemento da aggiungere alle recensioni dei locali?

Infatti. E lo abbiamo già fatto nell'edizione di PappaMilano, che è la nostra piccola guida ai ristoranti a buon prezzo della città, aggiungendo anche questa voce. La possibilità di avere acqua del rubinetto una volta era assolutamente normale. Questa è un'iniziativa semplice ma dirompente, che dice quanto sia facile, in fondo, fare consumo critico. Attraverso questo si può capire meglio come il consumo possa essere orientato verso i diritti piuttosto che verso il profitto. L'acqua è il caso più clamoroso perché, ahimè, è quello sui cui si sta combattendo una battaglia a livello planetario, delle guerre vere e proprie.

Quale sarà il prossimo passo della campagna?

Chiediamo una cosa molto semplice e molto concreta: che gli enti locali, cioè degli enti pubblici, facciano una sana pubblicità-progresso per l'acqua di acquedotto, come ha già fatto ad esempio la Provincia di Trento. Non una pubblicità che dica "non bevete acqua in bottiglia", ma "bevete l'acqua del rubinetto". Lo ha detto anche il sindaco di New York e prima di lui quello di Parigi. Questo fa bene a noi perché non spendiamo dei soldi e non ci spacchiamo la schiena a portare le bottiglie e fa bene all'ambiente perché non si mettono in giro tonnellate di plastica.

(Angelo De Marinis)
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