Torino, 14 feb. (TMNews) -Sono stati condannati a 16 anni di reclusione gli ultimi due proprietari della Eternit in Italia, il magnate elvetico Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, 91 anni. Erano accusati di disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche. Una pagina storica di giurisprudenza, ha commentato il magistrato Raffaele Guariniello, che ha visto trionfare la sua tesi al processo Eternit. Il pm ha detto al Messaggero che è giunto il momento di istituire una procura nazionale per la sicurezza sul lavoro.
Mentre il giudice elencava i nomi delle vittime dell'amianto e i relativi risarcimenti che dovranno andare a migliaia di loro parenti, è arrivato il commento a caldo di Bruno Pesce, coordinatore dell'Associazione familiari vittime dell'amianto. "La condanna ha colto nel segno - ha detto Pesce - emerge il dolo degli imputati e la gravità della loro condotta". La Cgil ha parlato di "un processo storico e una sentenza esemplare. Giustizia per migliaia di morti e monito perché la sicurezza non sia considerata un costo". Soddisfazione per l'esito del processo è stata espressa anche dal Pd. "Il primo pensiero va certamente alle vittime di Casale Monferrato - ha affermato Felice Casson - ma anche a tutte le vittime dell'amianto di ogni altra regione d'Italia che, salvo rari casi, non riescono ad ottenere giustizia in tribunale".
Il processo a Torino riguarda il periodo in cui l'Eternit ha prodotto amianto nella penisola, dal 1966 al suo fallimento nel 1986, nei quattro stabilimenti di Casale Monferrato, Cavagnolo (Torino) Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli). Ma le conseguenze della tragedia provocate dalla multinazionale svizzera si continuano a sentire ancora oggi al ritmo di 50 morti l'anno, come denuncia l'associazione dei familiari vittime dell'amianto. E nel mondo la produzione prosegue al livello di due milioni di tonnellate l'anno, soprattutto in Paesi come Ucraina, Russia, India, Egitto, Thailandia, Cina e Brasile.
L'inchiesta avviata nel 2003 e condotta dal pool della procura guidato da Raffaele Guariniello si è conclusa con una richiesta di condanna a 12 anni, aumentati a 20 a causa della continuazione del reato, per gli ultimi due proprietari dell'Eternit in Italia, il magnate elvetico Stephan Schmidheiny, 65 anni, uno degli uomini piu ricchi del mondo che oggi si considera un filantropo e si batte per un futuro ecosostenibile e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, 91 anni.
I due imputati sono stati condannati per disastro doloso solo per gli stabilimenti di Cavagnolo (Torino) e Casale Monferrato (Alessandria), mentre per gli stabilimenti di Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli) i reati sono estinti per prescrizione.
Il giudice Casalbore ha disposto diversi risarcimenti: 70mila euro per l'associazione Medicina democratica e per il Wwf, 100mila euro per l'associazione nazionale esposti amianto, quattro milioni per il comune di Cavagnolo, e 15 milioni per l'Inail. Risarcimenti mediamente di 100mila euro ciascuna per le sigle sindacali, parti civili nel processo. E ancora, i risarcimenti per il comune di Casale Monferrato (Alessandria), al quale spetteranno 25 milioni di euro, quello per l'Asl di Alessandria pari a 5 milioni e, infine, 20 milioni di euro per la Regione Piemonte.