L'
F-35 Jsf (Joint Strike Fighter), l'aereo finito nel mirino delle
polemiche per gli elevati costi del progetto (per ora circa
16 miliardi, ma destinati ad aumentare), è un
caccia multiruolo di nuova generazione, adatto all attacco aria-suolo, prodotto da un consorzio d'imprese anglo-americano
VIDEO. L'Italia ne ha ordinati
131 esemplari per sostituire gli Amx e i Tornado dell'Aeronautica e gli Harrier della Marina. Di quest'aereo infatti esiste anche una versione a
decollo corto e atterraggio verticale che gli consente di operare da navi portaeromobili come quelle della nostra Marina. L'F35 è lungo
15 metri e mezzo e ha un'apertura alare di quasi
11 metri; può raggiungere una velocità supersonica di oltre
2mila km all'ora. I suoi impieghi principali sono la proiezione in territorio ostile, il supporto alle truppe di superficie, la soppressione dei sistemi d arma avversari e la superiorità aerea. Strumenti e sensori avanzati, inoltre, lo rendono adatto anche a compiti di protezione civile. Proprio la complessità del progetto, però, ha fatto lievitare i costi iniziali, schizzati a quasi
200 milioni di dollari a velivolo. L'unico stabilimento di assemblaggio extra-americano si trova in Italia, a Cameri in provincia di
Novara.
Il programma JSF
L'F-35 è il risultato del
programma JSF (Joint Strike Fighter) avviato nel 1997 dal Dipartimento della Difesa USA per definire una nuova generazione di aerei da combattimento.
Il primo "Memorandum di Intesa" tra Italia e Usa sul progetto Joint Strike Fighter reca la firma dell'allora ministro D'Alema e risale al 1998. Qualche anno più tardi la
Lockheed Martin ottiene dal governo americano la più grossa commessa militare della storia statunitense e il progetto decolla. L'Italia partecipa al programma con un investimento finanziario oneroso (quasi 2 miliardi di euro nel 2007 per prendere parte alla fase avanzata del programma).
La prevista ricaduta occupazionale è stata stimata in 2000 a regime (nel novarese) e 10000 nell'indotto, su base nazionale. Ma le cifre sono contraddette da nuove stime che prevedono invece un picco massimo di 600 addetti ed una stima media di 200.
Intanto i costi del programma sono lievitati in modo stratosferico, a causa anche del fatto che dopo nove anni di sviluppo e quattro di produzione, le tecnologie critiche non sono mature, i processi di fabbricazione non sono a punto e le prove non sono complete. Stando alle stime della Corte dei Conti americana, nel 2001 il costo medio di acquisto di un F-35 si aggirava sui 69 milioni di dollari; oggi i
milioni sono 133.
Novantasette milioni di euro.
Una cifra notevole, più della somma dei fondi che la dolorosa "
legge di Stabilità 2011" ha stanziato per il fondo per l'
Infanzia e l'Adolescenza (circa 35 milioni) e per quello delle politiche della
Famiglia (52,5 milioni). Il
costo di un aereo da guerra equivale a quello
20 treni o a
5 Canadair per servizio antincendio.
Pro e contro (IL SONDAGGIO)
Sono in molti a chiedersi se la partecipazione italiana all'acquisto e alla costruzione dei nuovi F-35 sia una grande opportunità economica e una necessità per la Difesa o se il denaro pubblico necessario all'operazione potrebbe essere impiegato meglio...
Gli organizzatori del "
Movimento No F35" esprimono il proprio dissenso: «Mentre si tagliano spese sociali, sanità, pensioni, scuola, si spendono venti miliardi di euro per produrre strumenti di morte e distruzione. Scarse saranno le ricadute occupazionali sul territorio; al contrario queste risorse saranno sottratte ad altre attività socialmente utili che creerebbero posti di lavoro e benefici sociali». La protesta è dilagata poi su Facebook, Twitter dove la discussione raccoglie migliaia di contributi.
In campo politico invece Di Pietro e Verdi hanno chiesto esplicitamente di tagliare questa spesa e l'invito a riconsiderare la vicenda arriva anche dal Terzo Polo. Bocche cucite invece dal governo. Il ministro della Difesa
Di Paola finora si è limitato ad annunciare tagli al settore ma ha respinto l'ipotesi di mettere in cantina il progetto F-35 dicendo che la rescissione del contratto comporterebbe penali gravose per il Paese, obiezione smentita però - tra gli altri - da Altraeconomia che ha fatto notare come altri paesi aderenti al cartello (Norvegia, Canada, Turchia, Australia, ma anche Israele) per diverse ragioni hanno rinegoziato l'acquisto di un velivolo tanto costoso quanto non ancora perfettamente funzionante.
La domanda perciò è più che mai questa: ha senso comprare in un momento di grande crisi aerei militari tanto costosi?